Una Piccola Storia

Il Contesto

Il minuscolo borgo di Lornano, una manciata di case strette attorno a una piazza, abitato da circa 70
abitanti, giace sulla sommità di una collina chiantigiana a pochi chilometri da Siena. Inserito nel circuito
virtuoso di paesi della campagna toscana che annoverano tra gli altri Monteriggioni, Castellina in Chianti e
la vicina Val d’Orcia con le splendide Montalcino e Pienza, Lornano è meta turistica soprattutto in estate,
per la quiete che offre e per i paesaggi che si ammantano di pendii coltivati a vite interrotti da strade
ornate di cipressi, ma anche per la bellezza caratteristica delle case in pietra e la pieve medievale che oggi
è visitabile nel suo rifacimento settecentesco.
Meta imperdibile per gli amanti del vino e del bien-vivre, oggi il paese ha una storia in più da raccontare, e
un luogo che attira viaggiatori golosi e curiosi di vivere un autentico angolo di Toscana.

La storia
Era il 1939 quando Alfiero Nastasi si trasferì a Lornano, dal podere in cui viveva con dei contadini. Aveva 17
anni quando, insieme alla madre Virginia, rilevò l’attività di bottega allora gestita dalla signora Adelfa
Petrini che era anche la sua padrona di casa. La bottega a quell’epoca e fino a tutto il dopoguerra, vendeva
generi alimentari e tabacchi e durante il periodo della caccia, soprattutto nel mese di agosto, ospitava i
cacciatori. Era in quei momenti che la signora Fosca, divenuta nel 1950 moglie di Alfiero, faceva da
mangiare nella bottega preparando lasagne, pasta e grigliate di carne. Nel resto dell’anno la bottega era
sempre aperta e vendeva salumi, formaggi, e conserve di acciughe e aringhe, e più tardi persino bombole
del gas. Era il vero fulcro del paese, uno spaccio in cui fare la spesa ma soprattutto un punto di ritrovo per
gli uomini che di sera, dopo una giornata di lavoro nei campi delle allora numerose fattorie, venivano qui
per giocare a carte e bere un bicchiere di vino, e con il boom degli anni 60 arrivò pure la televisione quale
ulteriore elemento aggregante.

È nella bottega che i figli Massimo e Tiziana sono cresciuti in quegli anni, aiutando i genitori,
dapprima come centralinisti dell’unico telefono di cui disponeva il paese, poi dietro il bancone al fianco
della madre Fosca, vera anima del locale dal 1950 al 1991, anno della morte del marito e nuova svolta della
bottega. Massimo nel frattempo si era fidanzato con Cinzia Boccardi, originaria di Montalcino, anche lei
figlia di ristoratori che gestivano l’Osteria da Beco, e quindi cresciuta tra i tavoli e la cucina del locale.
È stato a questo punto che Cinzia ha iniziato ad aiutare Massimo e la madre nella gestione della bottega
che nel frattempo si stava sempre più trasformando in trattoria, e a novembre del 1991 è stato aperto il
nuovo ristorante a cui nel 1994 si è aggiunta una sala in più. Sono anni in cui la cucina è il territorio delle
cuoche Anna e Rosaria, che resteranno alla Bottega fino al 2010, preparando ogni giorno piatti della
tradizione locale trasmessi dalla mamma di Cinzia, i pici (o pinci, come li chiamano a Montalcino), il
cinghiale in dolceforte, i tortelli ripieni di pecorino, le cipolle fritte in pastella.

Oggi, accanto a Cinzia e ai figli Lorenzo e Caterina, terza generazione della Bottega, c’è il cuoco Alessio
Perna, classe 1985, originario di Cosenza, con alle spalle esperienze su navi da crociera, ristoranti a San
Marino e nel Chianti dove ha lavorato per varie stagioni a Castel Monastero a fianco dello chef Nello
Cassese, finché l’incontro con la famiglia Nastasi lo ha convinto a restare. Da qualche anno si è aggiunto
alle attività di famiglia il Podere Lornanino, struttura di accoglienza con 4 camere a poche decine di metri
dal ristorante e dalla vigna dove, dai tempi di Alfiero, viene prodotto il vino "Il Chiostrino", in carta al
ristorante.
La cucina della Bottega di Lornano si fa custode oggi dei sapori della tradizione toscana e chiantigiana, per
incontrare le note decise e piccanti che Alessio porta nel suo dna calabrese, con un’interpretazione che
strizza l’occhio ai tempi attuali, con tecniche di lavorazione e cottura più alleggerite, ma senza sacrificio del
gusto. Il pane, che viene preparato ogni giorno, così come la pasta fresca, con un’attenta ricerca sulle
farine, sono emblema dell’autenticità e del rigore con cui ogni giorno Alessio e la famiglia Nastasi
selezionano le materie prime che vengono lavorate da zero, e che sono la migliore espressione della
stagionalità e del territorio circostante.
Tra gli antipasti i veri must sono Paté di fegatini, Pan brioche, Marmellata di cipolla rossa, Salsa Acciugata,
emblema della tavola toscana nel dì di festa, generosa nei sapori e qui ingentilita dalla presenza del pan
brioche al posto del classico pane casalingo, ma mai dimentica del gesto intimo e conviviale del mangiare
con le mani; le Vele d’arista marinata, Mele saltate al calvados, connubio d’antan che non stanca mai, da
sempre in carta alla Bottega; Tartare di filetto di manzo, Acciuga, Tuorlo essiccato, Capperi, Gelato alla
senape, un incontro felice tra Toscana e Piemonte nella personale visione dello chef; ma non manca
nemmeno una Selezione di salumi della Macelleria Chini di Gaiole in Chianti, emblema della maestria dei
norcini chiantigiani e del tradizionale antipasto all’italiana.

Tra i primi i Pinci al ragù di manzo all’uso toscano, i Tortelli di agnello, Burro “Occelli” e Salvia sono
realizzati a mano secondo la ricetta tradizionale della mamma di Cinzia, mentre gli Spaghetti
“Martelli”, Cipollotto, Gota di maiale, Grattata di pecorino sono un omaggio alla classica gricia
romana, abbastanza comune anche sulle tavole senesi.
I secondi raccontano tutta la rusticità e pienezza dei sapori toscani declinati in grandi carni: Anatra, Frutti
rossi, Spinaci, Controfiletto di manzo, Panure di pan verde, Demi-Glace, Verdure Glassate; Piccione: Petto,
Coscia con granella di pistacchio, Ala in aspic, Salsa al Vin Santo.
Il valore aggiunto della bontà di questi piatti è il contesto la bella sala con tutti i dettagli storici che
raccontano la storia di questa famiglia e quindi di tutto il paese, in una narrazione totale che lega il palato
alla vista, ma che saprà emozionare soprattutto per l’incontro con la famiglia Nastasi e il personale di sala,
che sa accogliere con naturalezza accompagnando in un viaggio in una terra antica e ancora integra nella
sua bucolica bellezza.